Gonartrosi: terapia conservativa e protesi ginocchio mini invasiva

gonartrosi: terapia conservativa

Un nuovo lubrificante (in fase sperimentale) potrebbe rivelarsi particolarmente utile per la gonartrosi. Si tratta di un promettente lubrificante artificiale che va ad imitare quello riprodotto naturalmente dal corpo umano (lubrificina) legato alla superficie della cartilagine. Quando quest’ultimo diminuisce in quantità, viene a mancare quella sorta di ‘cuscinetto’ necessario per i movimenti che impattano sui legamenti favorendo l’avanzare dell’osteoartrite.
Questo polimero sintetico è, al momento, una promessa scientifica della Cornell University che speriamo venga mantenuta. Per ora, la soluzione numero uno, la risposta definitiva all’artrosi del ginocchio invalidante resta la chirurgia protesica mini invasiva.
Andiamo per gradi descrivendo la patologia, le cause, come si manifesta, la terapia da seguire a seconda dei casi e quando valutare l’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva.
In cosa consiste questa tecnica? Scopri tutto quello che c’è da sapere. E’ importante.

Gonartrosi: cos’è

L’osteoartrosi o artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa cronica che compromette la cartilagine articolare, l’osso subcondrale, i legamenti e i tendini. La cartilagine è un tessuto connettivo che avvolge la superficie delle ossa: permette a femore, tibia e rotula di scivolare l’uno sull’altra dando modo al ginocchio di muoversi in modo corretto. L’usura e il danneggiamento della cartilagine porta alla graduale degenerazione del processo artrosico.
La gonartrosi rappresenta la patologia articolare più diffusa e frequente in Italia. E’ in costante crescita ed interessa, secondo gli ultimi dati, 4 milioni di persone per un costo sanitario di 6,5 miliardi di euro. Colpisce solitamente soggetti dai 45 anni in su, più di frequente persone tra i 70 ed i 79 anni.
Nel nostro Paese, si contano almeno 100 mila interventi all’anno per l’impianto di protesi ginocchio, al pari delle protesi anca.

Cause e sintomi

L’artrosi resta la prima causa di dolore al ginocchio per soggetti che hanno superato i 65 anni di età (soprattutto donne), nonché persone obese o in sovrappeso.
Un’altra causa scatenante può essere un trauma sportivo pregresso.
Quali sono i sintomi tipici?
L’artrosi del ginocchio provoca dolore, limitazione funzionale, rigidità articolare, sensazione di crepitii durante il movimento.
Col passare del tempo, se trascurata o non curata adeguatamente, la gonartrosi può portare alla deformazione dell’articolazione, dolore anche a riposo, difficoltà di deambulazione fino all’infermità.
Il processo infiammatorio generato dall’artrosi incrementa la produzione di liquido sinoviale. Ad un livello avanzato, la cartilagine si consuma del tutto, l’osso subcondrale si addensa fino alla perdita totale della funzionalità articolare.

Come intervenire: cure, terapia conservativa, Medicina Rigenerativa

Una diagnosi accurata e completa (esame obiettivo, anamnesi, radiografia standard in proiezione antero-posteriore, laterale, assiale della rotula, TAC, Risonanza magnetica nucleare) rivelerà un’eventuale artrosi del ginocchio.
Ad uno stadio iniziale, la gonartrosi è curabile con una terapia conservativa che prevede:

  • farmaci antinfiammatori non steroidei, analgesici;
  • infiltrazioni intrarticolari con corticosteroidi, se il dolore è particolarmente intenso o per eventi traumatici:
  • infiltrazioni con acido ialuronico (viscosupplementazione) un condroprotettore che funziona da lubrificante. Ripristinando la viscoelasticità del liquido sinoviale serve a migliorare mobilità e funzionalità articolare;
  • fisioterapia strumentale (Tecarterapia, Laser Yag ad Alta Potenza, TENS, Magnetoterapia, Ionoforesi), terapia manuale eseguita dall’Osteopata, Massoterapista o Fisioterapista, esercizi terapeutici di potenziamento muscolare;
  • utilizzo di ginocchiere o di stampelle per la deambulazione;
  • perdita di peso in caso di obesità o sovrappeso.

Una menzione speciale va fatta riguardo alla Medicina Rigenerativa che interviene con le seguenti terapie:

  •  infiltrazioni intrarticolari con PRP (Platelet-Rich Plasma), un plasma arricchito di piastrine che favorisce la rigenerazione tissutale, e Lipogems per intervenire su casi di artrosi lieve/moderata e dolente, lesioni meniscali o LCA con degenerazione cartilaginea;
  • gel di polinucleotidi (PDRN) per mantenere una buona funzionalità articolare;
  • cellule staminali prelevate dal midollo osseo e dal tessuto adiposo periombelicale per tentare di rigenerare la cartilagine;
  • nutraceutici orali (come la combinazione di glucosamina e condroitina solfato) sempre a scopo rigenerativo della cartilagine.

Gonartrosi: quando ricorrere alla chirurgia mini invasiva

A lungo andare, la patologia artrosica tende a peggiorare. Nello stadio più avanzato può causare dolore e gonfiore eccessivi, lesioni cartilaginee conclamate, anomalie meccaniche o biologiche fino a diventare invalidante ed a poco servirà la terapia conservativa. Il danno è irreversibile. Può anche succedere che il ginocchio si deformi in modo grave.
In questi casi, per ripristinare la normale funzionalità articolare, l’unica soluzione è la terapia chirurgica mini invasiva per l’impianto di una protesi tra tibia e femore che andrà a sostituire osso e cartilagine compromessi dall’artrosi.
Cos’è la chirurgia mini invasiva? E’ la tecnica preferita, attualmente, nel campo della chirurgia ortopedica che consente di ottenere i migliori risultati riducendo il trauma, l’invasività, i tempi d’intervento e di recupero.

Spieghiamoci meglio elencando, nel prossimo paragrafo, tutti i vantaggi di questa tecnica avanzata.

Protesi ginocchio mini invasiva: vantaggi e benefici

La chirurgia protesica mini invasiva, come suggerisce il nome, risolve la gonartrosi invalidante con la minore invasività possibile riducendo:

  • I tempi d’intervento e di recupero;
  • I traumi (dolore, gonfiore);
  • I rischi post-operatori (infezioni, lussazioni, ecc.);
  • L’incisione e la conseguente cicatrice;
  • La perdita ematica durante e dopo l’operazione (non serve trasfusione);
  • Gli attriti tra i componenti impiantati.

Rispetta il corpo umano il più possibile in quanto i muscoli vengono divaricati (non sezionati), le parti sane vengono risparmiate (inclusi i tessuti molli), mentre i legamenti crociati anteriore e posteriore (se sani) vengono preservati.

Tutto questo è possibile sia grazie all’abilità del chirurgo ortopedico specializzato sia per la minore incisione resa possibile per via dell’utilizzo di una protesi più piccola e resistente rispetto a quella tradizionale.

L’intervento è di sicuro successo nel 95% dei casi.

Il protocollo Fast Track

I tempi d’intervento e di recupero si riducono notevolmente grazie al rivoluzionario protocollo Fast Track (ndr: percorso rapido) che riduce i costi sanitari.

I classici 7-8 giorni di degenza previsti per l’impianto di una protesi ginocchio tradizionale si dimezzano (3-4 giorni). Dopo poche ore dall’intervento, il paziente può camminare (assistito durante la deambulazione) per mobilizzare e riattivare subito la muscolatura. In tal modo, si riduce il dolore.

A questi bisogna aggiungere 7-10 giorni per la Fisioterapia riabilitativa, un percorso importante e delicato, finalizzato al recupero completo della funzionalità articolare.

Mediamente, il paziente riprende le normali attività quotidiane dopo 2-4 settimane dall’intervento di chirurgia mini invasiva.

Protesi ginocchio mini invasiva: più piccola, resistente ed avanzata

Il segreto della chirurgia mini invasiva è l’utilizzo di una protesi tecnologicamente avanzata, realizzata con materiali biocompatibili (titanio, lega di cobalto/cromo, ceramica, polietilene con vitamina E, tantalio). Rispetto a quella convenzionale, è più piccola (consente di incidere meno) e, allo stesso tempo, più resistente e durevole. Quanto dura? In media, 20-25 anni.
La protesi mini invasiva è composta da quattro elementi:

  • Placca ricurva (porzione superiore);
  • Placca piatta che avvolge la parte superiore della tibia;
  • Un elemento che separa le due placche;
  • Rotula artificiale.

Le due placche, solitamente, sono realizzate in lega di cobalto/cromo o in titanio mentre la rotula artificiale in polietilene.
Valutando determinati parametri (età, sesso, peso, patologie, allergie, ecc.), il chirurgo sceglierà il modello di protesi più adatto al paziente.

Trauma e tempi ancora più ridotti con la protesi monocompartimentale

La tecnica mini invasiva ha un’altra marcia in più rispetto alla chirurgia tradizionale: la protesi monocompartimentale. In sostanza, offre la possibilità di ridurre ulteriormente trauma e tempi di recupero se la gonartrosi interessa soltanto uno dei 3 compartimenti articolari del ginocchio (mediale, laterale o femoro-rotuleo). In questo caso, anziché impiantare una protesi totale si può optare per una protesi parziale sostituendo soltanto il compartimento compromesso.
La parte non danneggiata dell’articolazione sarà sia sana che salva.
La protesi monocompartimentale ha il dono di ripristinare un movimento articolare avvertito come più naturale dal paziente. In caso di revisione, può essere convertita in totale perché l’unico elemento impiantato soggetto ad usura è l’inserto in polietilene, facilmente sostituibile.
I tempi si riducono anche quando l’artrosi coinvolge entrambe le ginocchia: in tal caso, la gonartrosi bilaterale potrà essere risolta attraverso un unico intervento di chirurgia mini invasiva.