Perchè la pet therapy funziona

Nonostante esistano testimonianze che rivelano il coinvolgimento di animali nei protocolli terapeutici sin dal 1792, in Italia la Pet-Therapy è stata riconosciuta giuridicamente solo recentemente (DPCM 28 febbraio 2003).
Non è una novità che l’argomento di cui trattiamo rappresenti una pratica ancora giovane che risente della lentezza nella diffusione d’informazioni.

Questo ci ha spinti alla creazione di un articolo che condensi il maggior numero possibile di elementi utili a favorire la conoscenza della terapia con animali. L’obiettivo è quello di superare una serie di difficoltà, tra cui, quella più ostica, fa riferimento all’eterogeneità delle pratiche inserite sotto l’etichetta di Pet-Therapy. Distinguere queste pratiche permetterà di riconoscerne l’applicazione in due distinti ambiti, quello sociale e quello medico. Inoltre, con il supporto di dati scientifici, faremo chiarezza sul perché oggi le pratiche di Pet-Therapy sono considerate efficaci.

Cerchiamo di capire allora perché la pet therapy funziona.

Pet-Therapy: la nascita degli operatori professionali e il ruolo dei veterinari nei team di lavoro

Nell’ottobre del 2004 nasce la European Society for Animal Assisted Therapy (ESAAT – sito web ufficiale: https://www.esaat.org) . Si tratta dell’ente che si occupa di formare professionalmente gli operatori e definisce le linee-guida che tutelano gli animali da compagnia impiegati nelle attività.
A un anno di distanza, il Comitato Nazionale Bioetico (CNB) riconosce la validità della Pet-Therapy pubblicando un documento nel quale si afferma che “è solo da un’autentica alleanza terapeutica […] che l’uomo può ricavare il maggior vantaggio terapeutico ed esistenziale”. Per alleanza terapeutica s’intende la collaborazione tra medici, operatori certificati e veterinari.
Ci preme sottolineare come la figura del veterinario assuma un ruolo fondamentale all’interno del team di lavoro, divenendone la figura di garante: del benessere dell’animale da compagnia, innanzitutto, ma anche dell’ambiente in cui l’animale verrà inserito, procedendo alle consuete e scrupolose cure veterinarie e partecipando alla selezione di pazienti e animali da far incontrare.
In effetti, la cooperazione tra operatori certificati e veterinario, sembra essere alla base del successo della Pet-Therapy.

Donna anziana con cane terapia

Pet-Therapy, un’etichetta per due distinte pratiche: le AAT e le AAA

Si tratta di una differenza importante all’interno delle pratiche di Pet-Therpay, che possono distinguersi in Animal Assisted Activities (AAA) e Animal Assisted Therapies (AAT). In linea di massima, le AAA trovano il loro campo di applicazione preferito in ambito sociale, cioè a scuola, nelle case di riposo o nelle comunità. Le AAT, invece, sono praticate in ambito medico, quindi in strutture medico-sanitarie e psichiatriche.
In entrambi i casi, gli animali più utilizzati sono i cani perché con loro è possibile instaurare un rapporto di affetto reciproco duraturo e permettono l’addestramento.

Attività di assistenza (AAA) in ambito sociale

La Pet-Therapy in ambito sociale ha un indirizzo ricreativo e ludico. Purtroppo queste pratiche, brillantemente svolte da volontari, non sono sottoposte a una raccolta di dati e questo crea difficoltà nell’individuare le ragioni del successo.

Pet-Therapy nelle scuole primarie
Un successo chiaramente visibile soprattutto nelle scuole primarie, dove l’inserimento di cani riesce a creare contesti di maggiore inclusione per i bimbi in difficoltà.

Pet-Therapy nelle scuole secondarie di primo e secondo grado
L’avvio di AAA in contesti in cui sono attivi pre-adolescenti e adolescenti, soprattutto scuole secondarie di primo e secondo grado, ha invece dimostrato un ampio ventaglio di risultati. Il rapporto con l’animale da compagnia, infatti, comporta una nuova narrazione di sé e stimola a riflessioni su concetti come il rispetto, la fiducia e la reciprocità. Nella maggioranza dei casi, i percorsi di AAA hanno trovato la propria naturale conclusione in progetti di prevenzione al bullismo. Una sorta di taglio interdisciplinare, dunque, in cui le figure di operatori e veterinari collaborano costantemente: i primi sono chiamati a fare da mediatori nel linugaggio uomo-cane; i secondi, invece, sono figure necessarie a soddisfare le curiosità che automaticamente s’ingenerano nei ragazzi che si approcciano a un animale da compagnia.

Pet-Therapy nelle comunità: il caso di San Patrignano
Un importante progetto di AAA è l’Allevamento Aprusa, attivo dal 1962 nella comunità di San Patrignano e che sin da subito ha provocato interesse ed entusiasmo nei membri. In questo allevamento, i ragazzi sono coinvolti in modo diretto nella cura e la crescita di alani e labrador, considerati i più idonei per favorire il dialogo, elemento centrale nel percorso di recupero di persone emarginate.

Terapie assistite (AAT) in ambito medico

In campo medico, la Pet-Therapy ha una doppia valenza perché svolge una funzione di supporto alle terapie mediche e va a integrarsi, con l’aggiunta dell’operatore certificato e del veterinario, al lavoro delle figure professionali coinvolte nella cura del paziente. Si tratta di quella che il CNB ha opportunamente indicato come “alleanza terapeutica”.

AAT durante i prelievi ematici
Alcune rilevazioni effettuate con il saturimetro dimostrano che, nel corso di un prelievo ematico, affiancare un cane a un bambino permette di regolarizzare il battito cardiaco, di abbassare la pressione arteriosa e aumentare l’ossigenazione del sangue. Dunque, l’AAT durante un prelievo incide positivamente sugli indicatori fisiologici associati al livello di ansia.

AAT nei reparti pediatrici
In ambito ospedaliero e in momenti in cui il dolore è particolarmente forte, la presenza del cane può far diminuire il livello di dolore percepito. A essere maggiormente influenzato è il fattore cognitivo perché i pensieri associati a questa esperienza negativa vengono sostituiti da pensieri positivi che scaturiscono dal sentirsi in un contesto vicino a quello considerato “familiare”.

AAT in ambito riabilitativo
Alcuni centri specializzati per la riabilitazione hanno avviato percorsi di AAT per pazienti colpiti da infarto. Si è quindi dimostrato che la vicinanza di un cane e un’alleanza terapeutica con un veterinario, contribuiscono al recupero dopo un infarto, anche grazie all’aumento di endorfine e a una migliore risposta immunologica.

La pratica di AAT nel trattamento dei disturbi del neurosviluppo
Nel 2003, un caso di disturbo delle funzioni intellettive è stato trattato implementando la terapia con un AAT. In questo modo, è stato possibile sottolineare che il rapporto del paziente con il cane ha apportato benefici agli aspetti cognitivi, di abilità e di memoria. Dare ordini, premiare un comportamento adeguato e accarezzare, sono operazioni che, in pazienti affetti da disturbi di neurosviluppo, consentono di attivare funzioni generalmente indebolite.

AAT in presenza di disabilità
Per pazienti con disabilità gravi è stato svolto un lavoro di riabilitazione sensoriale il cui obiettivo è stato quello di far percepire il contatto del muso del cane con un arto, muovere un piede o sorridere grazie alla presenza dell’animale.

AAT nel trattamento di pazienti affetti da cancro
L’avvio di una terapia assistita con animale domestico seguito da un veterinario per pazienti affetti da tumore, ha favorito la comunicazione con i professionisti e quindi una maggiore partecipazione nel trattamento.
Inoltre, pazienti sotto trattamento chemioterapico hanno beneficiato del contatto del cane, dimostrando un maggiore rilassamento corporeo e una rimozione temporanea di pensieri poco piacevoli.

Redazione articolo a cura di https://www.veterinarioincitta.it