Virus West Nile: cos’è? Come si contrae?

Febbre West Nile

Si sta parlando sempre più spesso, negli ultimi tempi, di febbre West Nile, una patologia che viene trasmessa dall’omonimo virus: sebbene essa non sia affatto diffusa in Italia, l’insorgere di alcuni casi sul territorio nazionale ha sollevato la soglia di attenzione e ha spinto il Ministero della Salute ad emettere un’apposita circolare.

I casi di virus West Nile in Italia

Nell’anno 2018 si sono registrati in Italia 595 contagi da virus West Nile, cifra tutt’altro che trascurabile: la maggioranza di essi ha riguardato persone che hanno trascorso dei soggiorni all’estero, ma non sono mancati neppure i casi completamente autoctoni, quantificati esattamente in 237.

Le regioni italiane in cui si sono riscontrati dei contagi di virus West Nile nel 2018 sono state le seguenti Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto.

Come si trasmette il virus

La peculiarità principale che contraddistingue questa malattia e che la rende molto temuta corrisponde al fatto che essa, a differenza di molte altre, può essere trasmessa tramite una semplice puntura di zanzara, a condizione ovviamente che sia eseguita da un esemplare infetto.

Esistono anche altre modalità attraverso cui il virus si può trasmettere, ovvero trasfusioni di sangue provenienti da persone infette, esposizione a sangue infetto o anche allattamento, ma nella grande maggioranza dei casi l’insorgere di tale patologia è dovuto proprio a delle punture di zanzara.

Come si manifesta il virus e cosa può comportare

Può accadere che la persona che viene punta da una zanzara infetta e contrae così il virus West Nile, noto anche come virus del Nilo Occidentale, non riscontri alcun sintomo, e questa è ovviamente l’ipotesi migliore.

Se invece la malattia si manifesta i sintomi insorgono pochi giorni dopo la puntura ad opera di una zanzara infetta, e possono essere disparati: tra quelli più tipici vi sono sensazioni di vertigini e di mal di testa, ingrossamento dei linfonodi, spossatezza, eruzioni cutanee.

Molto spesso i sintomi iniziali comportati dal virus West Nile sono analoghi a quelli di un comune stato influenzale, proprio per questo possono essere piuttosto subdoli.

In rari casi, purtroppo, il virus West Nile può comportare problemi di salute davvero molto seri, soprattutto laddove dovesse interessar persone immunodepresse, ovvero le quali hanno già un sistema immunitario piuttosto debilitato, magari per via di altre malattie.

Nei casi più gravi, questo virus può danneggiare in modo serio e permanente il sistema nervoso centrale, proprio per questo motivo non bisogna abbassare la guardia.

Ovviamente le indicazioni fornite hanno un mero valore indicativo: solo ed esclusivamente il parere di un medico può essere considerato attendibile, di conseguenza l’unico consiglio che si può fornire è il seguente: laddove si dovessero riscontrare sintomi come quelli menzionati, o comunque qualsiasi sensazione di malessere degna di nota, non bisogna temporeggiare nel rivolgersi a un medico.

La grande importanza della prevenzione

È evidente che per scongiurare quanto di negativo può comportare questo virus, la strada migliore da intraprendere è quella della prevenzione: siamo abituati a proteggerci dalle zanzare in quanto reputiamo fastidiose le loro punture, in realtà questo tipo di protezione è fondamentale in primis per la propria salute.

È senz’altro importante utilizzare dei prodotti specifici di qualità, come ad esempio quelli disponibili nella sezione “Punture di insetti” dell’e-commerce https://www.docpeter.it, le abitazioni dovrebbero essere sempre protette con delle zanzariere o con sistemi altrettanto efficaci, soprattutto durante i mesi estivi, inoltre si dovrebbe evitare di indossare bermuda e maniche corte in luoghi in cui la presenza di zanzare è massiccia.

Chi possiede un giardino, inoltre, dovrebbe evitare di ricreare dei ristagni d’acqua in quanto attraggono fortemente questi fastidiosi insetti: si dovrebbe dunque rinunciare a fontane e laghetti ornamentali, ma anche l’acqua che ristagna nei sottovasi può rappresentare un rischio.