Gravidanza: pericoli imminenti o fobie gigantificate?

Gravidanza - pericoli o fobie

La preparazione del nido

La nascita del primo figlio è un evento importante nella storia evolutiva di una famiglia. È importante tenere in considerazione tutte le modificazioni sociali, lavorative, fisiche e psichiche che la coppia si trova ad affrontare. Alcune sfide evolutive sono vissute da entrambi i membri della coppia, altre sono diverse per l’uomo e per la donna. La coppia dovrà preparare dal punto di vista pratico, tutta una serie di accorgimenti. Come in natura molte specie di uccelli costruiscono il loro nido prima che si schiudano le uova, rendendolo caldo, accogliente, resistente alle intemperie e nascosto agli occhi di possibili predatori, così la coppia si troverà a dover anzitutto riguardare il proprio budget economico. Se fino a quel momento un lavoretto instabile e saltuario poteva andar bene, con la nascita del primo figlio i genitori tendono a cercare maggiore stabilità economica per poter far fronte alle spese che richiederà l’arrivo di un nuovo membro in famiglia. Questo, non essendo autonomo peserà interamente sul budget familiare.

La prima spesa al quale si pensa è sicuramente quella relativa agli spazi. La coppia cercherà, proporzionalmente alle proprie possibilità, di acquistare una casa con una stanza in più, un’automobile più grande, un passeggino, una culla. Relativamente alla cura del bambino, gli acquisti riguarderanno vestitini, scarpine e moltissimi giochi cercando di decorare il nido e di renderlo accogliente e confortevole. Alcuni genitori acquistano anche prima che il figlio nasca oggetti dall’ipotetico utilizzo: il latte neonatale (se ci fossero difficoltà con l’allattamento), il latte di capra (se il bebè dovesse essere allergico al lattosio), fasce per le gambe, la schiena, la testa (se dovesse avere problemi posturali o malformazioni). In generale la coppia adotterà moltissimi stratagemmi atti a prepararsi ad ogni imprevisto.

Gravidanza: preparare il necessario per il nascituro

Alcuni genitori, eccessivamente ansiosi, sono capaci di arredare la stanza del bambino comprando oggetti che potrebbero servire in età adulta. Una volta ho visto nella stanza di un neonato una bicicletta da corsa. Più complessa tuttavia sarà la “preparazione” psicologica.

Come la coppia in attesa può muoversi sul piano affettivo e relazionale. La ridefinizione dei ruoli a livello generazionale

I pionieri della terapia familiare sostengono che l’arrivo di un nuovo figlio richieda la ridefinizione di ruoli e di confini dell’intero sistema familiare. La coppia dovrà essere sufficientemente salda da porre dei confini intorno al nuovo nucleo. Genitori, suoceri, parenti alla larga, amici, vicini e conoscenti, tutti cercheranno di dire la loro su cosa ha bisogno il nuovo arrivato, su come va nutrito, cambiato, educato. Tutti vorranno passare del tempo con il bambino. I genitori dovranno prepararsi già in gravidanza all’idea che dovranno porre dei confini. Come gli uccelli nascondono il loro nido ai predatori, così dovranno prepararsi all’idea – non dico di nascondere – di sapere mettere le distanze, di saper esprimere il messaggio “è la nostra famiglia, il nostro bambino, scegliamo noi come occuparcene”.

Sicuramente, sia dal punto di vista pratico che affettivo, l’aiuto di amici e parenti può essere salvifico delle volte (soprattutto si è spaventati dal timore di non “saper essere” o se si si ha un lavoro che impegna molto) ma non deve essere totalizzante. I genitori non devono essere spodestati dal loro ruolo. Devono accettare l’idea che impareranno con la pratica e con l’esperienza quotidiana senza cadere nella trappola delle loro paure, che li vorrebbero “figli” per sempre. Essere genitori è anche questo, è un atto di coraggio. Una presa di responsabilità, un divenire adulti per amore del proprio figlio. La coppia, in generale, dovrà esser pronta all’idea dell’introduzione di un terzo nella loro idilliaca sfera di “amore a due”. Sin dalla gravidanza dovranno costituire una nuova immagine sociale. Se in precedenza, con il matrimonio, avevano già creato una nuova immagine del nucleo formatosi, agli occhi di parenti e amici – creata dalle forme “ora siamo un nucleo a sé stante”, “ora siamo una famiglia allargata comprensiva dei consanguinei dell’altro partner”, “ora abbiamo una nostra abitazione”, “ora abbiamo una identità legale che ci accomuna, quale la condivisione dei beni e l’attribuzione di diritti legali come un unicum” – con la gravidanza dovranno costruire un’immagine fondata su nuovi presupposti. Le nuove espressioni potrebbero essere rivolte alla società “ora abbiamo discendenti”, ai genitori “ora non saremo solo figli, saremo genitori” e “ora sarete nonni” ai fratelli “ora serete zii”. In effetti le modifiche riguarderanno le generazioni a tutti e tre i livelli del trigenerazionale.

I genitori della coppia vivranno, anche loro, una crisi: il crearsi di un nuovo livello generazionale amplifica nei genitori la percezione del passare del tempo.

Le trasformazioni fisiopsicologiche dei neogenitori e dei nonni. Come vivere l’esperienza della nascita di un figlio serenamente

Avranno una percezione amplificata della loro anzianità e il timore inconscio di essere esclusi, che la loro funzione genitoriale sia terminata, essendo divenuti i loro figli, genitori. Il panorama delle mutazioni identitarie di tutta la sfera sociale che circonda la coppia è molto vasto. Riguardo la coppia genitoriale è possibile parlare di mutazioni psicologiche organiche e non. La donna, ad esempio, avrà modificazioni psicologico-organiche. Lo stato di gravidanza comporta una serie di trasformazioni ormonali e organiche (carenza di vitamina A, C, B9, B12, D, E, ferro, iodio, calcio).

Ovviamente la più grande trasformazione organica riguarda la crescita del pancione, l’assenza del ciclo mestruale, la crescita del seno. La donna dovrà imparare ad accettare il suo nuovo corpo. L’idea stessa di avere un essere umano dentro di sé alimenta potenti fantasie inconsce. In questo periodo sono frequenti per la donna, nelle ore dedicate ad Orfeo, sogni in cui ha in grembo creature mostruose o animali, che la uccidono. Da non sottovalutare sono le modificazioni psicologiche dell’uomo. Se infatti per la madre è un compito abbastanza complesso quello di aggiungere alle proprie identità contestuali quella di madre, per l’uomo lo è ancora di più.

La donna nei nove mesi di gravidanza è portata gradualmente ad impadronirsi di questa identità, anche grazie alle modificazioni corporee. Per l’uomo è un processo che avviene esclusivamente sul piano mentale. Il suo corpo non subisce delle modifiche, eppure deve apprendere che il feto che nascerà è un “prolungamento di sé stesso”, tanto quanto lo è per la madre. La donna è aiutata gradualmente anche dal riconoscimento sociale. Tutti vedendola con il pancione sono portati ad avvicinarsi a lei, a chiedere come sta, a offrirle comprensione, senza che nemmeno lo abbia chiesto. Per un uomo è diverso. Se non è lui a dire “sto per diventare padre” nessuno è a conoscenza della sua condizione. Questo riguarda anche il legame che si instaura con il bambino. Per la donna l’elaborazione della propria capacità procreativa è mediata gradualmente dal dialogo che instaura con il proprio feto. Può sentire la sua presenza, i suoi movimenti costantemente durante l’arco della giornata. Il dialogo che un uomo può avere con il feto è sicuramente meno frequente e meno intenso.

Alla nascita un bambino avrà un legame molto più saldo con la madre, della quale ha sempre percepito l’odore e la voce. La voce della madre è percepita dal feto doppiamente grazie alle onde sonore che arrivano dall’esterno e da quelle che arrivano dall’interno. In generale sia per l’uomo che per la donna la conquista dell’identità genitoriale è un compito arduo sia durante la gravidanza che dopo la nascita ma molto spesso fa si di aumentare l’autostima per entrambi i genitori.
La nascita di un figlio è un’esperienza che si può apprezzare affrontandola insieme come coppia, procedendo per piccoli passi, paure dopo paure, sostenendosi a vicenda, con la giusta dose di preoccupazioni ma senza esagerare. Dopo tutto è un’esperienza piacevole e siamo geneticamente programmati ad affrontare questa esperienza da secoli.

A cura della dott.ssa Maria Antonietta Tecce (www.temapsicologia.it)